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Gennaro Gattuso è uno di quei calciatori che resterà sempre nella storia del nostro calcio. Sicuramente non per le sue reti, ma per la grinta e la cattiveria agonistica che ha sempre messo in campo. Non è un caso allora che il suo soprannome sia stato per anni “Ringhio“, centrocampista pronto a mordere le caviglie degli avversari. Il pallone o la gamba, non si è mai fatto troppi problemi: l’avversario andava fermato in ogni modo. Oggi compie 40 anni, ripercorriamo la sua carriera tramite i racconti dello stesso Ringhio, del Mister e compagni vari.

I primi calci ad un pallone

Gattuso alcuni anni fa si è raccontato a cuore aperto nel suo libro “Se uno nasce quadrato non muore tondo“. Vi proponiamo il racconto dei suoi primi calci tirati ad un pallone:

Mio padre è stato il mio primo maestro. Ha giocato come centravanti in svariate formazioni della zona. Ricordo che un anno giocò nelle file del Corigliano, rivale per eccellenza dello Schiavonea, nostro paese e squadra per cui tifava mio nonno. Quando arrivò il giorno del derby, nonno si posizionò dietro alla porta e per tutta la partita non fece altro che insultare suo figlio, reo di giocare contro la squadra del suo paese: “Carne venduta” gli urlava, poi si rivolgeva all’arbitro sbraitando: “Signor camicia nera, cacci fuori questa carne venduta”. Pazzesco direte, ma con la squadra del cuore non si scherzava. Quante ne ha dovute sentire papà… E’ lui che mi ha “infettato” con la passione per il calcio. Sognava che diventassi un Rivera o un Maradona, ma io già all’epoca preferivo i calciatori più grintosi, che sgarrettano e fanno legna in mezzo al campo. I battaglieri, i gregari. Gente che si fa un mazzo tanto, poco appariscenti ma indispensabili. Il mio modello era Salvatore Bagni. Mi piaceva da impazzire perché aveva un cuore grosso quanto un pallone e perché si caricava sul groppone la squadra… E intanto fantasticavo sul mio futuro, sognavo che anch’io un giorno sarei diventato calciatore, mentre mi immaginavo a scorrazzare per San Siro con indosso la maglia del mio Milan.

Athens, GREECE: AC Milan’s midfielder Gennaro Gattuso celebrates after winning the Champions League football match against Liverpool at the Olympic Stadium, in Athens, 23 May 2007. AC Milan won 2-1. AFP PHOTO / FRANCK FIFE (Photo credit should read FRANCK FIFE/AFP/Getty Images)

I compagni di squadra

Gattuso è sempre stato un leader, uno che si faceva sentire nello spogliatoio. Il calabrese ha sempre preteso il massimo impegno da tutti, allora come adesso dalla panchina. Indimenticabile l’episodio vissuto con Kaladze, raccontato da Mister Ancelotti:

Qualche giorno prima, all’inizio di un allenamento, Kaladze ci ha fermati tutti e ha chiesto la parola: “Mister, scusa ma devo dire una cosa importante.”
“Prego Kakha”
“Mancano 3 giorni al compleanno di Gattuso.”
Forse gli era saltata qualche rotella, ma abbiamo fatto finta di niente. La sera a cena, di nuovo “Scusate ragazzi devo parlarvi.”
“Dicci Kakha.”
“Mancano due giorni e quattordici ora al compleanno di Gattuso”.

Il mattino seguente stessa scena. Ha alzato la mano e io non l’ho neanche lasciato parlare “Vai Kakha…”
“Mancano due giorni al compleanno di Rino Gattuso.”
I compagni cominciavano a ridere, Rino a incazzarsi. Si sentiva tirato in mezzo. Il conto alla rovescia è diventato un tormentone fino alla notte dell’8 Gennaio: “Ragazzi mancano 3 ore al compleanno di Gattuso”.

Munich, GERMANY: AC Milan’s coach Carlo Ancelotti (L) celebrates with his midfielder Gennaro Gattuso (C) after the FC Bayern Munich vs. AC Milan Champions League quarter-final return football match, at the Allianz Arena stadium in Munich, 11 April 2007. AC Milan won the Match 0-2. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Rino ormai non riusciva più a controllarsi. L’avrebbe preso a bastonate. Finalmente poi è arrivato il 9 Gennaio: niente. Zero. Tutti zitti. Il silenzio dei giorni peggiori. Allora sono intervenuto io: “Kakha, non è che per caso hai qualcosa da dire?”
“No mister, e perché mai dovrei parlare?”
“Ma non ti sei dimenticato niente?”
“Direi proprio di no”.

Ho guardato Rino con la coda dell’occhio, era carico come una bomba, pronto ad esplodere. Si è tenuto, pensava di aver vinto lui. Il 10 gennaio, a colazione, in ritiro, Kaladze si è avvicinato a me con una faccia tristissima. Sembrava che fosse successo qualcosa di grave: perciò mi sono preoccupato e ad alta voce gli ho chiesto: “Ma c’è qualcosa che non va?”
“Sì, mister, mancano 364 giorni al compleanno di Gattuso.”
Boato in sala, eravamo di fronte a un genio. Subito rincorso da Rino, che lo ha raggiunto e gli ha tirato un sacco di mazzate: credo sia lì che Kakha ha iniziato a sentire i primi scricchiolii al ginocchio.

Scontri di gioco

Gattuso non ci è mai andato giù leggero: Ringhio però non ha mai avuto paura. Poteva andare a muso duro contro chiunque, anche contro calciatori alti il doppio. Avversari o anche compagni di squadra, nel caso l’avessero meritato.

MILAN, ITALY – FEBRUARY 15: Gennaro Gattuso of AC Milan points at Peter Crouch of Tottenham Hotspur during the UEFA Champions League round of 16 first leg match between AC Milan and Tottenham Hotspur at Stadio Giuseppe Meazza on February 15, 2011 in Milan, Italy. (Photo by Alex Livesey/Getty Images)

Thiago Silva dopo il suo addio al Milan ricordò ai microfoni Sky uno dei suoi aneddoti preferiti dell’avventura rossonera. I due protagonisti della vicenda erano Gattuso ed un certo Zlatan Ibrahimovic: i due si rincontrarono a fine seduta negli spogliatoi e Ibra, dall’altro dei suoi quasi due metri, decise di fare di Gattuso il suo strumento di gioco: lo prese e lo ribaltò di peso nel cestino della spazzatura. Gattuso a testa in giù, i compagni di squadra non riuscitono a trattenere le risate.