CONDIVIDI

Siamo alla 22esima giornata di campionato, eppure il Var è ancora al centro di diverse polemiche. Tutte le tifoserie d’Italia possono dire di aver visto qualche episodio che non convince. Ciò che fa discutere, più d’ogni altra cosa, le situazioni in cui gli arbitri vedono di persona l’episodio galeotto. Già, perché in alcuni casi stanno alla parola dei collaboratori alle telecamere con l’ormai famoso “silent check”.

Il ‘silent check’, c’è qualcosa che non va

Il silent check è un controllo silente. Se l’arbitro s’accorge che non c’è bisogno di andare a controllare di persona, bene. Altrimenti, indica la volontà di rivedere personalmente quanto accaduto con quel gesto ormai diventato famoso.

Questa procedura prevista dal silent check sta scatenando diverse polemiche da parte dei tifosi. Già, perché accade che il più delle volte non si capisce se sia stata o meno applicata la regola. Così, si alimentano dubbi e tensioni. E la situazione verrà chiarita solo a fine gara grazie alla moviola.

Il caso Cutrone in Milan-Lazio

Ecco, l’esempio ad hoc per spiegare le perplessità relative al silent check è il tocco di mano di Patrick Cutrone in Milan-Lazio. In campo, nessuno si è accorto di nulla. Nessun reclamo, nessuna contestazione. La rete era irregolare, andava annullata: ma l’arbitro ha lasciato proseguire e come se non bastasse non è stata fatta chiarezza sin da subito.

Il gol non è stato annullato perché nessuno ha utilizzato tutte le riprese nella control room del Var. L’episodio, praticamente, è passato inosservato. Quelli che guardavano lo schermo per valutare l’azione si sono concentrati esclusivamente sulla posizione del bomber, per controllarne la regolarità e una volta appurata l’assenza di fuorigioco hanno dato il via libera ad Irrati. Ecco che entra in scena il silent check: tutto regolare. Eppure, non era così.