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Antonino Cannavacciuolo non è soltanto uno chef premiato con 2 stelle Michelin, 3 forchette della Guida Gambero Rosso e 3 cappelli della Guida de L’Espresso. Originario di Vico Equense infatti, è anche un grande tifoso del Napoli. Gli azzurri di Maurizio Sarri quest’anno rincorrono il sogno di riportare lo scudetto nel capoluogo campano dopo quasi trent’anni dall’ultima impresa firmata Maradona. La sfida di domenica all’Allianz Stadium contro la Juventus potrebbe rivelarsi un crocevia decisivo: una sconfitta allontanerebbe i partenopei a sette lunghezze di distanza, una vittoria del Napoli invece permetterebbe di portarsi a -1. Una gara scudetto da giocare al massimo, seguitissima in Italia e non solo. Lo chef ha commentato ai microfoni di Panorama l’eventuale titolo: “Nella remota possibilità che il Napoli vincesse il campionato prendo subito un volo e vado là con mio figlio di 5 anni. Mi ricordo quando ha vinto lo scudetto nel 1990: anche a lui devo far vedere le facciate delle case che si colorano di azzurro e le macchine tagliate a metà”.

CAGLIARI, ITALY – FEBRUARY 26: Antonino Cannavacciuolo, well known chef, looks on during the Serie A match between Cagliari Calcio and SSC Napoli at Stadio Sant’Elia on February 26, 2018 in Cagliari, Italy. (Photo by Enrico Locci/Getty Images)

Emozioni e ricordi

Lo chef Cannavacciuolo ha raccontato poi il suo punto di vista, sospeso tra calcio e cucina: “Io migliore, molto migliore come potenziale allenatore che come chef! Il calcio è soprattutto condivisione, a cominciare da quando – da ragazzino, con gli amici – ascoltavo le cronache delle partite dalla radiolina sulla scalinata della Chiesa di San Michele, a Vico Equense. Nel calcio c’è la passione, ma poi occorre la tecnica come nella cucina. Tutto deve essere organizzato, ci vuole lavoro di squadra dove anche il più brillante aiuta gli altri. La bellezza di un meccanismo che funziona”.