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Ayrton Senna, 25 anni fa la sua morte
Ayrton Senna (Getty Images)

A 25 anni dalla tragica morte del mito Ayrton Senna, si celebra a Imola l’Ayrton Day. Sarà un evento che si terrà proprio sul circuito dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari, dove il primo maggio del 1994 il pilota brasiliano perse la vita alla guida della sua Williams, andando a sbattere contro il muro alla curva “Tamburello”. Fu un evento tragico che segnò gli appassionati dell’epoca, al punto che ancora oggi, chi aveva assistito in diretta tv alla morte di Ayrton, si ricorda esattamente cosa stesse facendo in quel pomeriggio di 25 anni fa. L’Ayrton Day proporrà sul circuito romagnolo alcune delle monoposto guidate in carriera da “The Magic”, a cominciare dalla FW08, Williams targata 1983, la prima con cui Senna effettuò i test di Formula 1, nonché la Williams FW16 del 1994, quella su cui lo stesso pilota brasiliano perse la vita. Ci saranno anche le Lotus 97T/4 John Players e 99T/6 Camel, e le Mc Laren MP4/5B e MP4/7. E nelle scorse ore, a quasi 25 anni esatti dalla sua scomparsa, il quotidiano Il Resto del Carlino ha pubblicato quella che probabilmente è stata una delle ultime interviste ad un quotidiano italiano ad Ayrton Senna. Era il 24 marzo del 1994, e vengono quasi i brividi rileggere le parole che il mito verdeoro rilasciò al collega Leo Turrini: «Si parla di un interesse per la Ferrari? Confermo, la Ferrari mi interessa. Adesso non ci sono le condizioni per un mio passaggio a Maranello». Ayrton spiegò il perché: «Il punto è questo. La Formula Uno è tecnologia. In questa fase la Rossa è indietro. Come prestazioni, intendo. È molto lontana dai top team. Se venissi a guidarla, non potrei compensare il gap. Sarebbe un’operazione controproducente. Per me e per loro».

AYRTON SENNA, 25 ANNI DALLA SUA MORTE

Quindi Senna racconta un aneddoto sulla Rossa di Maranello: «Quando ero più giovane c’era ancora il Vecchio a Maranello, mandavo sempre una cartolina d’auguri per Natale a lui e al figlio Piero. Una volta parlammo anche di un mio possibile ingaggio, stavo alla Lotus, non se ne fece niente. Ma l’idea c’è sempre. Sai, una volta a Montecarlo sono uscito dall’hotel alla sera per andare a un party, ero con mia sorella, una Ferrari di serie è passata sfrecciando davanti a noi. L’ho guardata e ho detto a Vivianne: un giorno la guiderò. La Ferrari è nel mio destino». Il classe 1960 di San Paolo parlò all’epoca anche di uno Schumacher in erba: i due si erano scontrati più volte in corsa, ma Senna parlò così del tedesco, «Michael è molto forte. Ha una velocità naturale straordinaria. Lo rispetto e lo stimo. Non mi sono piaciuti certi suoi atteggiamenti e glielo ho detto in faccia. Penso voglia vincere sempre, esattamente come me. E questo va bene. Caratterialmente non ci somigliamo. Come dite voi italiani? Non ci pigliamo! Ma c’è tempo, magari un giorno diventeremo amici». Curioso come Senna non ci sia più, e come Schumi sia su un letto dal 29 dicembre del 2013, da quando è stato vittima di una brutta caduta sugli sci.

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