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James Hunt e Niki Lauda
James Hunt e Niki Lauda, Formula 1

Niki Lauda è morto quest’oggi all’età di 70 anni. Il tre volte campione del mondo, considerato uno dei più grandi di sempre, è stato protagonista anche in una pellicola di grande successo, “Rush“, in cui si racconta la sua rivalità con James Hunt. Un film uscito nelle sale cinematografiche nel 2013, e che riprendeva la grandissima quanto spettacolare sfida con il pilota britannico. Le vicende narrano in particolare quanto accaduto nel mondiale 1976, il campionato in cui Niki subì il terribile incidente sul circiuto del Nurburgring, l’inferno verde lungo 22.8 chilometri, e in cui erano già morti 131 piloti. Lauda, secondo il film, non voleva correre in quell’anno, spiegando nel pre-gara che le avverse condizioni meteo rendevano la corsa troppo pericolosa. Peccato però che tutti si opposero a quella proposta, Hunt compreso, pensando che con una gara in meno Lauda, che aveva già un consistente vantaggio in classifica, sarebbe andato a vincere facilmente il mondiale di quell’anno.

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JAMES HUNT E NIKI LAUDA, RUSH: LA RIVALITÀ E IL NURBURGRING 76

Così si corse, e al secondo giro il pilota austriaco perse il controllo della propria auto sbattendo contro una roccia a bordo pista (già, all’epoca c’erano perfino i massi vicino a dove sfrecciavano le monoposto di Formula 1), incendiandosi pressoché all’istante e avvolgendo fra le fiamme il povero Lauda. Niki perse anche il casco durante l’impatto con il masso, di conseguenza il suo viso venne esposto ancora di più al calore dell’incendio, ed inoltre venne tamponato da due auto che sopraggiungevano in quegli istanti. I giorni susseguenti l’accaduto, un prete gli diede l’estrema unzione, convinto che Lauda non sarebbe sopravvissuto anche per i gravissimi danni subiti ai polmoni, ma quasi come un miracolo il pilota della Ferrari si riprese, tornando in pista il 12 settembre a Monza dove giunse clamorosamente quarto fra atroci sofferenze per via delle ferite.

“QUANDO SEPPI CHE ERA MORTO…”

La resa dei conti avvenne nel finale di stagione, quando ancora una volta Lauda chiese di non disputare una gara per via della pioggia incessante, il Gp di Fuji, Giappone. Anche in quel caso nessuno si schierò dalla sua parte, e dopo due giri rientrò ai box parcheggiando l’auto. Fu un gesto che consegnò la vittoria del mondiale al rivale/amico James Hunt, che ottenne infatti il suo primo ed unico titolo iridato a bordo della McLaren. Hunt, a differenza di Lauda, faceva una vita molto più sregolata con donne, alcol e altre eccessi, e dopo essersi ritirato dalla Formula 1 nel 1979, si dedicò a commentare le gare fino alla morte improvvisa giunta nel 1993 per un infarto: «Quando seppi che era morto d’infarto a 45 anni – il finale del film Rush con le parole di Lauda – non ne fui sorpreso, mi fece solo tristezza. La gente ci ha sempre visti come due rivali, ma lui mi piaceva. Era una delle poche persone che apprezzavo, e una delle pochissime che rispettavo. E ancora oggi rimane l’unico che abbia mai invidiato».

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