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Arturo Merzario e Niki Lauda (web)
Arturo Merzario e Niki Lauda

Arturo Merzario fu il pilota che salvò la vita a Niki Lauda durante il gran premio del Nuburgring del 1976. Fu infatti l’allora 33enne pilota della March ad estrarre dalle lamiere il povero Lauda, mentre le fiamme lo stavano avvolgendo in mezzo alla pista della terribile Nordschleife: «C’era un essere umano in pericolo di vita – raccontava poco tempo in uno speciale di Autosprint lo stesso Merzario – e in uno, massimo due secondi, dovevo prendere una decisione fondamentale per la sua esistenza. E la presi scendendo di macchina, buttandomi tra le fiamme cercando di salvarlo e riuscendoci. Punto. L’avrei fatto per chiunque, per il migliore amico, per uno che mi stava sul cavolo o per un altro indifferente. Sono attimi particolari in cui si è uomini o non lo si è, tutto qui. Io penso che lo fui e nel modo giusto, senza per questo volere, pretendere ovvero merita- re lodi o applausi».

MERZARIO, L’UOMO CHE SALVÒ LA VITA A LAUDA

Fu un evento che ovviamente cambiò la vita al povero Lauda, che si salvò dall’inferno del Nurburgring (che dopo quell’anno venne eliminato dal mondiale di Formula 1), ma che iniziò un lungo periodo di sofferenza, malattie e peggioramenti vari, fino alla morte giunta quest’oggi. Merzario, intervistato da Radio Capital per parlare proprio della scomparsa del pilota viennese, ha svelato che Lauda non lo ringraziò mai per quel gesto: «C’era troppa rivalità – le parole del 76enne di Civenna – eravamo davvero nemici amici. Lauda era nato campione ed è morto da campione». I rapporti fra i due non furono dei più idilliaci, e recentemente Merzario ha spiegato che tornarono a parlarsi solamente 30 anni dopo gli eventi del Nurburgring, nel 2006, quando Bernie Ecclestone organizzò una rimpatriata al trentennale dall’incidente, in cui vi erano appunto i due, compresi altri piloti dell’epoca.

“NACQUE CAMPIONE, MORI’ DA CAMPIONE”

«Non riuscivo a slacciargli la cintura di sicurezza – ha ricordato a Radio Capitalsi era contorto il telaio, il pericolo era che le lamiere mi tagliassero. Al terzo tentativo ci riuscii, avevo imparato al militare a fare il primo soccorso con la respirazione artificiale e il massaggio cardiaco. Riuscii a salvarlo, quei due minuti furono fondamentali per tenerlo in vita e far intervenire i medici». Dopo il 2006 i due sono rimasti in contatto nel tempo, e l’ultima volta che si sono sentiti, ha spiegato il pilota italiano, è stato circa un mese fa: «Era molto affaticato dall’intervento (aveva subito un trapianto di polmoni ndr). Lauda era nato campione ed è morto da campione».

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