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Roberto Carlos ai tempi dell’Inter (web)

Quante volte ci siamo domandati: “Chissà cosa sarebbe successo se non avessero venduto quel giocatore”. Una domanda che noi di Fuorigioco ci siamo riposti in vista del derby meneghino, Milan-Inter, in programma questa sera in quel dello stadio San Siro. Nella loro storia, soprattutto in quella recente, le due big milanesi hanno deliziato i tifosi con acquisti esagerati, basti pensare, giusto per fare qualche piccolo esempio, a Van Basten, Kakà, Shevchenko e Gullit per i rossoneri, nonché a Ronaldo, Matthaus ed Eto’o, per i nerazzurri. Ma nel contempo, quante sono state le cessioni errate? Ecco che torna la domanda in apertura, un quesito che ci siamo posti ogni qual volta qualche giocatore della propria squadra del cuore, in questo caso, appunto Inter e Milan, è poi letteralmente esploso dopo aver cambiato casacca.

MILAN INTER, LE CESSIONI ERRATE: LA DIFESA

Abbiamo quindi voluto stilare una sorta di squadra ideale degli errori in uscita, cominciando dalla difesa, e partendo da Leonardo Bonucci. Forse in pochi ricordano che l’attuale centrale della Juventus, pilastro da anni della nazionale italiana, ha giocato nelle giovanili dell’Inter, per poi “esordire” in prima squadra: nel 2009 venne ceduto al Bari senza pensarci più di tanto in cambio di una cifra vicina ai 4 milioni di euro, per poi essere rivenduto a peso d’oro alla Juventus nel 2010, e poi al Milan nella parentesi 2017-2018. Al suo fianco mettiamo l’attuale capitano della nazionale brasiliana, nonché giocatore del Psg, Thiago Silva: il Diavolo lo cedette per una quarantina di milioni di euro, non poco, ma la sua partenza (assieme a quella di Ibra), ha segnato definitivamente lo spartiacque della storia recente dei rossoneri: da quel momento il Milan ha iniziato una parabola discendente da cui non ne è ancora uscito. Torniamo in casa Inter per completare la difesa con altri due grossi rimpianti, a cominciare da Roberto Carlos: quando giocava nei nerazzurri Roy Hodgson lo mandò via dicendo che non sapeva difendere. Il brasiliano sbarcò nel Real e vinse tutto ciò che poteva. Il secondo difensore è Cannavaro, che giocò nell’Inter due anni, fra il 2002 e il 2004, prima di sbarcare nella Juventus e vincere Mondiale e Pallone d’Oro.

VIEIRA, DAVIDS, PIRLO E SEEDORF

A centrocampo, dividiamo il reparto a metà fra rossoneri e nerazzurri. Per quanto riguarda i primi, i grandi rimpianti si chiamano Vieira e Davids. Il primo venne tenuto addirittura solo pochi mesi a Milanello, prima della sua cessione troppo frettolosa all’Arsenal, e della sua esplosione (tra le altre, giocherà anche nell’Inter), mentre il secondo sbarcò in Italia dopo una stagione magnifica all’Ajax, prima di essere ceduto alla Juventus dove divenne un vero e proprio pitbull (anche lui poi indosserà la maglia dell’Inter). Per quanto riguarda invece i rimpianti nerazzurri, emblematici, se non addirittura storici, i casi di Pirlo e Seedorf, ceduti ai cugini del Milan, e ancora oggi argomento di sfottò fra i tifosi: Seedorf era già forte quando arrivò ad Appiano Gentile, ma con il Diavolo maturò definitivamente, divenendo poi Mr Champions. Pirlo, invece, era ancora acerbo in nerazzurro, e sbarcato a Milanello, l’ex tecnico Ancelotti gli consegnò le chiavi del centrocampo, divenendo il Maestro. Tra l’altro anche il Milan sbagliò poi a cedere Pirlo a costo zero alla Juventus…

AUBAMEYANG, COUTINHO E BERGKAMP

Infine il tridente d’attacco, a cominciare da Pierre-Emerick Aubameyang, che giocò nelle giovanili del Milan, prima della sua errata cessione al Saint Etienne e quindi la deflagrazione nel Borussia Dortmund e nell’Arsenal: oggi è uno dei bomber più forti in circolazione, e quanto avrebbe fatto comodo al Diavolo. Coutinho è invece il grande rimpianto dell’Inter: in nerazzurro non venne compreso fino in fondo, complice anche una scarsa personalità e qualche acciacco di troppo, e venne quindi ceduto al Liverpool, poi Barcellona e Bayern Monaco in cambio di centinaia di milioni di euro. Infine l’ultima cessione errata, quel Dennis Bergkamp che ancora oggi i tifosi nerazzurri ricordano con molto affetto: nell’Inter non fece male (vinse da protagonista la Uefa del 1994), ma nulla in confronto alle magie fatte vedere con addosso la maglia dell’Arsenal, dove vinse tre campionati e quattro coppe d’Inghilterra, strabiliando il pubblico con giocate sensazionali.

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