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Giampaolo, allenatore Milan (Getty Images)

Il 12 gennaio del 2014 può essere considerata la data spartiacque in casa Milan: quel giorno di cinque anni fa, infatti, il Diavolo esonerò Massimiliano Allegri dopo una sconfitta per 4 a 3 contro il Sassuolo in Emilia. Fu di fatto l’inizio della fine, visto che da quel giorno nessun allenatore riuscì a rimanere sulla panchina del club meneghino per almeno due stagioni. Al Conte Max subentrò Tassotti per un breve periodo, che lasciò poi spazio a Clarence Seedorf: il tecnico rossonero convinse i tifosi anche per i suoi metodi “duri”, ma non la dirigenza, che a fine stagione gli diede il benservito, complice l’ottavo posto finale in Serie A, puntando su Pippo Inzaghi.

MILAN, INZAGHI, MIHAJLOVIC E BROCCHI

L’ex bomber del Diavolo era alla prima vera esperienza in panchina dopo aver allenato la Primavera, e si presentò ai nastri di partenza della stagione 2014-2015 con un gran carico di entusiasmo. In estate arrivarono giocatori che forse pochi fra tifosi e addetti ai lavori si ricordano, leggasi Pablo Armero, Van Ginkel, Bocchetti, con l’aggiunta di Cerci, Destro, Diego Lopez, Fernando Torres, e per finire, Bonaventura e Suso, gli unici due che poi sarebbero rimasti a Milanello. Morale della favola, il Milan convince davvero poco e a fine stagione resta fuori dalla coppe, concludendo addirittura in decima posizione. Arriva l’estate e la dirigenza, all’epoca ancora sotto la guida di Silvio Berlusconi, decide di cacciare il pupillo Inzaghi, affidando la panca ad un allenatore più navigato ed esperto come Sinisa Mihajlovic. Nel frattempo il club di via Aldo Rossi registra un altro mercato tutt’altro che di prestigio, visto che, al di fuori di Romagnoli, tutti quelli sbarcati in rossonero in estate sono finite nel dimenticatoio, leggasi Bertolacci, Kucka, Josè Mauri, Luiz Adriano, Simic, ma anche Carlos Bacca e i ritorni, inutili, di Balotelli e Boateng. Niente da fare, altra stagione di magra fuori dalle coppe (la terza di fila, mai accaduto nell’era Berlusconi), con il Milan che conclude la stagione venendo affidato a Brocchi, e poi nelle mani di Vincenzo Montella.

MONTELLA, GATTUSO E GIAMPAOLO

L’Aeroplanino viene scelto per il bel gioco, che il Milan mostra solo a sprazzi, complice anche la sessione di calciomercato estivo forse peggiore della storia del Diavolo, in cui arrivano Vangioni, Matias Fernandez, Pasalic, Sosa e Lapadula, con l’aggiunta di Deulofeu e Ocampos a gennaio. Il Milan chiude al sesto posto riuscendo a tornare in Coppa (Europa League) ma vincendo anche la Supercoppa Italia. Montella si salva, e viene confermato anche per la stagione successiva, ma nel frattempo il Milan ha cambiato società, sono arrivati i cinesi e i nuovi dirigenti Mirabelli e Fassone. L’estate 2017 è quella dei Bonucci, Conti, Biglia, Kessie, Borini, Calhanoglu e via discorrendo, una campagna acquisti che sembra presagire una stagione da protagonista ma il Milan si perde per l’ennesima volta, e prima dell’inverno Montella viene esonerato lasciando spazio a Gattuso. Ringhio riesce a riportare il Diavolo sulla retta via, chiudendo al sesto posto, di nuovo in Europa League, e venendo confermato per l’annata successiva. L’estate 2018 è senza dubbio più di magra rispetto a quella passata, anche se comunque a Milanello sbarcano, fra gli altri, Reina, Bakayoko, Castillejo, Higuain e in inverno Paqueta e Piatek. E’ senza dubbio il Milan migliore degli ultimi anni, ma chiude il campionato in quinta posizione, ad un soffio dalla Champions, obiettivo sfuggito all’ultima giornata. Gattuso sembra destinato ad un terzo anno a Milanello, ma la società decide di esonerarlo, chiamando Giampaolo. Il resto, è storia dei nostri giorni: ora cosa succederà?

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